Telecom costretta da un decreto ingiuntivo, versa 75.000 euro ad un lavoratore esternalizzato. Poi si oppone, e perde nuovamente, in 1° [di Stefano Torcellan]

6 novembre 2010
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Succede a Roma. Ma non è certamente un caso isolato!

Dopo i successi in primo grado contro la cessione di ramo d’azienda voluta da Telecom e HPDCS, nel 2003, la maggior parte dei lavoratori si sono rivolti alla Magistratura. Da allora sono “scaturite” ben 15 sentenze, che hanno coinvolto decine e decine di lavoratori dislocati nelle varie sedi HPDCS d’Italia. Dodici sentenze sono state a favore dei lavoratori (tra queste, due vittorie pure in Appello), solo 3 a favore di Telecom.

I lavoratori vittoriosi, ostracizzati in HPDCS, ma legalmente dipendenti della società di Telecomunicazioni (salvo riforma della Cassazione), hanno assaporato la deliziosa soddisfazione di aver avuto ragione sia nei confronti del proprio illustre e potente datore di lavoro, sia nei confronti dei sindacati confederali. Quest’ultimi infatti, avevano sempre stigmatizzato il ricorso ai tribunali, al punto di veicolare spesso e con impegno, la proposta aziendale di “elargizione” di ben (si fa per dire) di 5.000 euro (lordi), in cambio di una firma del lavoratore su una liberatoria, che avrebbe reso immune Telecom da rivalse giudiziarie post-cessione.

Chi ha preferito ragionare con la propria testa senza ascoltare infide sirene, è stato costretto, per ragioni etiche e di reclamata giustizia, a scegliere l’unica via consentita: la Magistratura.

Tuttavia, dal momento che Telecom non è stata mai intenzionata ad onorare le sentenze esecutive emesse dai Tribunali della Repubblica, sfruttando la “smagliatura” procedurale della non coercizione del procedimento, fino a conclusione dei tre gradi di giudizio, al lavoratore non restava che pretendere gli stipendi che Telecom avrebbe dovuto loro corrispondere dalla data della impropria cessione, a prescindere dalla loro occupazione forzosa in aziende aliene.

Ciò è avvenuto e continua ad avvenire attraverso i decreti ingiuntivi che, se accolti dal giudice, obbliga Telecom a risarcire in toto il lavoratore. Una sintetica panoramica sull’argomento è riscontrabile sul mio precedente articolo all’indirizzo: http://www.esternalizzati.it/test/?p=506

Tra coloro che hanno agito autonomamente, senza fidarsi degli incompetenti, desidero evidenziare  questo recentissimo caso di un lavoratore in forza a HPDCS di Roma che, in luogo della mancetta da 5000 euro a suo tempo proposta, ha ottenuto attraverso un decreto ingiuntivo, la “restituzione” degli stipendi non pagati da Telecom dopo l’esternalizzazione, per un importo complessivo di quasi 75.000 euro, (vedi allegato).

Telecom si è opposta all’ingiunzione, intravedendo il deterrente che la sua azione combattiva avrebbe potuto generare per scoraggiare eventuali ricorsi analoghi, che qualsiasi lavoratore vittorioso (anche in primo grado di giudizio), avrebbe potuto e può intraprendere. Ma anche questa volta Telecom ha dovuto incassare una sconfitta, ed il lavoratore ha avuto riconfermata la decisione del giudice che aveva emesso il decreto ingiuntivo di pagamento

Stefano Torcellan

Sentenza (Omissis): Sent HPDCS 13949 Trib 1° Roma 23092010

articolo in pdf: Telecom costretta a sborsare 75000 euro per decreto ingiuntivo

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2 Responses to Telecom costretta da un decreto ingiuntivo, versa 75.000 euro ad un lavoratore esternalizzato. Poi si oppone, e perde nuovamente, in 1° [di Stefano Torcellan]

  1. Massimo Rossini on 9 novembre 2010 at 19:49

    Io sette mesi fà ho vinto il reintegro in Alcatel-Lucent, il primo e unico nella storia dell’azienda. Mi hanno fatto tornare al lavoro.Ma per avere gli stipendo arretrati c’è qualcuno che si è rivolto ad avvocati di Milano?

  2. mari on 14 novembre 2010 at 08:23

    era ora!

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