TELEPERFORMANCE. “Saltavo la dialisi per lavorare”

11 settembre 2011
By admin

Dopo la storia di Silvia, mamma in esubero, continua la saga dei lavoratori Teleperformance. La storia di Agostino mi ha toccata profondamente perché è bella come possono essere le storie forti, dure e spesso tristi di chi affronta con dignità e coraggio la vita di tutti i giorni.

Raccontaci la tua esperienza in azienda.

Ho 46 anni, e lavoro a Teleperfomance dal 14 dicembre 2005.  La mia vita dal 1991 è stata condizionata dalla dialisi, tre volte a settimana per 5 ore, un’esperienza difficile che mi ha naturalmente cambiato la vita, ma non impedito di viverla. raggiungendo traguardi importanti. Attualmente sono ancora in dialisi, malgrado tre trapianti di rene durante questi anni. Sono sposato da dieci anni con la donna della mia vita che si chiama Maria e ho due figli stupendi, Marcello di 9 anni ed Elisa di 4.

Tornado a Teleperfomance ho cominciato subito con sky out bound. Un lavoro stressante, fatto di di 4 ore ripetitive. Dopo due mesi, non ce la facevo più, anche perché ero abituato a lavorare in maniera diversa, e avevo deciso di dimettermi, quando mi comunicarono che sarei passato su Wind Infostrada Outbound. Ero contento, dal trasferimento ho lavorato bene e con soddisfazione.

Il tuo contratto era a tempo indeterminato?

Sì, sono stato assunto a tempo indeterminato il 15 novembre 2007. Considera, che fino alla data di assunzione, essendo la mia situazione lavorativa ancora a progetto e incerta, ed io in dialisi, per non perdere un giorno di lavoro e con turni spesso di 12 ore, per poter guadagnare di più, avevo ridotto le sedute di dialisi da tre a due… e questo mi ha causato notevoli problemi fisici.

Di che tipo?

Prima di tutto nel peso corporeo, sono arrivato a pesare fino a 106 kg, considera che io ne peso normalmente 85 kg, e poi una intossicazione cronica di azotemia. Fortunatamente il tutto è rientrato dopo la firma del contratto a tempo indeterminato aggiungendo la seduta dialitica mancante. Ora invece ironia della sorte ho tanto tempo, sono in cassa integrazione a zero ore, senza una prospettiva e alcuna notizia per poter sperare in un rientro a breve.

Ma l’azienda era in crisi da tempo?

Teleperfomance è stata un’azienda, che aveva una grande opportunità cioè quella di contare su una base giovane, e poter sperimentare nuove logiche industriali, tanto da poter creare un laboratorio. Invece siamo caduti nella più becera delle gestioni, fatta come sempre di fondi pubblici legge 407 e di gestioni che hanno gridato alla crisi, alla concorrenza sleale, alla globalizzazione. Il problema dell’azienda è stato sopratutto nel management, infatti noi lavoratori abbiamo dato tante dimostrazione di serietà e professionalità, ampiamente attestate dai committenti.

E oggi?

Oggi, viviamo la cassa integrazione a zero ore, con il dramma e l’esasperazione aggravati dal fatto che era certo che al 30 giugno 2011 saremmo passati alla nuova acquisizione Eni, e avremmo apportato un valore aggiunto avendo già conoscenze sia dei prodotti che delle procedure. Invece, questo passaggio non c’è stato, negli accordi presi a Roma, non veniamo menzionati in nessuna maniera, ed ora viviamo nella terra di nessuno nell’attesa di una chiamata, per i fantomatici corsi di riqualificazione che dovremmo fare per accedere a Eni.

Quanto ricevete al mese?

Lo stipendio di questo mese è stato di 850 euro, una inezia per una famiglia di quattro persone. Francamente è dura vivere in questa maniera, ma non ci sono altre possibilità lavorative a Taranto, dove di crisi aziendali ce ne sono troppe, dal comparto meccanico, aeronautico fino a quello portuale. L’unica strada è la lotta, dove sono attivo e presente. La speranza, rimane sempre accesa.

di Claudia Sarritzu (29 agosto 2011)

versione pdf: TELEPERFORMANCE_Saltavo la dialisi per lavorare

fonte: [assemblealavoratori] Digest Number 2027

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