Delocalizzazione Call Center. Lettera al Presidente della Repubblica [dip. Almaviva Contact]

5 febbraio 2012
By admin

immagine estranea alla lettera

Gent.mo e stim.mo
Sig. Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 – ROMA
Presidente del Consiglio dei Ministri
Sen. Prof. Mario Monti
Palazzo Chigi
P.zza Colonna, 370
00187 – Roma
On. Prof.ssa Elsa Fornero
Via Vittorio Veneto, 56
00187 Roma

Ci rivolgiamo a Lei, in considerazione della notevole sensibilità che ha sempre dimostrato sul tema del lavoro, al fine di sottoporLe un problema che affligge migliaia di lavoratori, si tratta della delocalizzazione dei call center.

Oggi, come afferma Confindustria, le “Compagnie” che riescono ad accumulare più guadagni sono quelle che operano nel settore delle Telecomunicazioni.

Tuttavia, nonostante gli utili sempre più alti, le Aziende di outsourcing vengono strette in morse contrattuali sempre più capestri, negoziando le commesse al ribasso, il tutto a svantaggio dei lavoratori costretti a ritmi sempre più incalzanti.

Inoltre, con sempre maggiore avidità, le “Compagnie” sono alla ricerca di nuovi modi per accrescere i loro utili, attivando nuovi Call Center all’estero soprattutto nei paesi dell’est europeo dove il costo del lavoro è notevolmente inferiore, il tutto a discapito dei lavoratori italiani.

Inutile dire che in paesi come la Tunisia, l’Albania e la Romania, i lavoratori sono ancora privi di tutele sindacali così come definite dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e per questo il costo del lavoro è circa un quarto di quello italiano.

Pertanto, dopo averci spremuto all’osso, le “Compagnie” avendo trovato chi ci può sostituire, intendono sbarazzarsi di noi come vecchie spugne.

Tutto ciò non è il futuro, ma il presente. infatti, è già in atto la prima fase del processo di delocalizzazione: tutte le “Compagnie”, ora, in questo momento, proprio mentre sta leggendo questa missiva in vari paesi esteri stanno formando il personale di base.

Negli ultimi anni è stata per tanti giovani la porta più facile per entrare nel mondo del lavoro, ma molti ora la troveranno presto sbarrata.

Il settore dei call center in outosurcing, vale a dire quelli che svolgono l’attività per aziende terze, è da tempo in crisi e i posti di lavoro a rischio nel 2010 sono 15-16mila, vale a dire il 20% degli 80mila addetti a tempo indeterminato.

Moltissime aziende, come Phonemedia, Voicity, Omnia Network e mille altre realtà locali non reggono più.

Si tratta di una situazione in cui praticamente nessuna regione si salva, ma nella quale è il Sud (il 73% del personale è concentrato nelle regioni meridionali e insulari) a soffrire di più, con oltre 14 mila persone dal futuro incerto.

Basti pensare a quanto accade in Sicilia, che ha già pagato con centinaia di licenziamenti e dove il futuro è sempre più fosco: bisognerà infatti verificare, spiega la Slc-Cgil, “la situazione della Alicos (gruppo Almaviva) e di 4you. Qui il calo dei volumi delle commesse Alitalia, Wind ed Enel, dovuto anche a una politica di delocalizzazione delle attività all’estero, mette a rischio 5.500 posti di lavoro”.

A Trapani ci sono poi 650 persone coinvolte dal tracollo di Phonemedia, a Palermo 100 lavoratori licenziati da Omnia Network e 130 dipendenti in mobilità tra Catania e Agrigento.

Sempre a Catania, oltre alla crisi di Ratio Consulta (150 lavoratori in Cigs), si registrano possibili difficoltà per le strutture operanti presso Misterbianco (circa 900 addetti).

Situazioni particolarmente difficili, anche per numero di lavoratori coinvolti, sono anche quelle della Calabria (in totale 3.300 posti a rischio), del Piemonte (1.200 in cig e 800 posti che traballano) e della Lombardia (1.150 in cig, 1.950 a rischio tra Milano, Brescia e Bergamo).

Nel Maggio del 2011, 648 lavoratori Almaviva delle sede di Palermo sono andati in cassa integrazione, ed il problema è in rapida espansione tant’è che oggi, febbraio 2012 la situazione si è fatta più critica in quanto sempre Almaviva Contanct soffre la causa della delocalizzazione e si troverà costretta a mettere in CIGS almeno 480 full time che tradotti in in part time troverebbe coinvolte 960 persone sempre che l’azienda non abbia intenzione di chiudere i “battenti” e mandare a casa 5500 persone che a loro volta sulle spalle hanno una famiglia, provi a fare quattro conti, quante persone ci sono dietro ognuno di quei lavoratori che perderanno il lavoro?! Più o meno 15000 persone che moriranno di fame a causa di quel male che si chiama delocalizzazione, com’è possibile che il governo conceda la delocalizzazione quando nella costituzione italiana all’articolo 41 determina  i programmi e i controlli opportuni perché l’attività pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. E LA DELOCALIZZAZIONE VA CONTRO QUESTO PRICIPIO CAUSANDO DI CONSEGUENZA DISOCCUPAZIONE.

Ma la cosa che più ci preoccupa è l’assoluta assenza di informazione nonché la carenza di interesse a livello politico su di un tema di sicura rilevanza sociale, le cui dimensioni sono imprevedibili.

Facciamo appello alla Sua sensibilità sul tema al fine di sollecitare un intervento mirato a salvaguardare dalla delocalizzazione selvaggia i lavoratori dei call center.

Sicuramente sarebbe auspicabile bloccare questo deflusso di lavoro verso l’estero e valorizzare il made in italy anche come “manodopera”.
Con la speranza di ricevere una Vostra cordiale risposta

Dipendenti Almaviva contact S.p.A.

Alessandro Stillone

Sebastiano Casamento

Calogero Russotto

VERSIONE PDF: DELOCALIZZAZIONE CALL CENTER LETTERA AL PRESIDENTE NAPOLITANO

« Tutto è puro per i puri; ma niente è puro per i contaminati e gl’increduli, perché hanno contaminata l’intelligenza e la coscienza»

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