I tre segretari generali slc, fistel e uilcom scrivono al Governo per il “caso” Ceva Logistics. Odor di reintegro in Telecom Italia? [di Stefano Torcellan]

7 febbraio 2012
By admin

"Il ritorno di Ulisse" © Arianna Papini

… Chiediamoci perché, questi alti dirigenti sindacali, non si sono mossi con iniziative analoghe quando,  nel luglio dell’anno scorso, una decina di lavoratori e lavoratrici di Prelios Property sono stati licenziati nel silenzio più assordante...

Dal primo febbraio di quest’anno, 38 lavoratori in forza a Ceva Logistics, sono a casa, licenziati! E’ l’epilogo di una sofferta “via crucis” iniziata nel marzo 2003 quando Telecom Italia cedette il fasullo ramo d’azienda della Logistica a TNT Logistics srl, poi acquisito da Ceva. Solo che ad ogni “stazione” di un percorso accidentato, il corteo si sfoltiva sempre più. Delle 338 persone ben 203 sono “svanite” nei meandri delle cinque procedure di mobilità, lasciando un’avanguardia di 38 lavoratori e lavoratrici cui è rimasta la “croce” del licenziamento coatto.

Vediamo invece il prologo! Con l’accordo del 28 marzo del 2000 tra TELECOM-Governo-CGIL-CISL-UIL partiva una consistente ristrutturazione di Telecom Italia dove, guarda caso, tra mobilità, rimescolamenti e riorganizzazioni delle attività e dei servizi in ambito Telecom, veniva sottoscritto, quindi approvato dalle segreterie sindacali, il ricorso all’outsourcing per due rami d’azienda: l’Autoparco e la Logistica.

Probabilmente fu incompetenza se allora non si capì che, sia la Logistica che le successive cessioni di ramo d’azienda, alle quali si aprì la strada, erano illecite, almeno a tutt’oggi (senza ombra di dubbio quella a TNT log.). Evidentemente l’apparato sindacale fu consigliato male.

Ma un accordo firmato è un impegno da onorare, costi quel che costi (ai lavoratori, ovviamente). Impegno serenamente ribadito da funzionari Telecom, quando ricevettero una delegazione di lavoratori e di lavoratrici esternalizzati in Corso Italia, a Roma, nelle fasi conclusive dell’unico sciopero (marzo 2009) proclamato in opposizione alle cessioni di ramo propiziate dall’accordo su citato, in nove anni di “evacuazioni” forzose che hanno coinvolto ca. 2700 persone.

Allora si capisce anche perché a nulla sono serviti i comunicati sindacali di circostanza, se non a calmare le intemperanze crescenti degli esternalizzati, in cui si “stigmatizzava” la determinazione con cui Telecom faceva, né più e né meno … l’azienda. In alcuni di questi comunicati, si lasciava anche “ingenuamente” intendere la possibilità di internalizzare alcune Newco (senza citare quali), così come era avvenuto per Tecnosis (la Security di Telecom, colpita dallo scandalo sulle intercettazioni telefoniche), dispensando altre dosi di tranquillante diluite nel bicchiere dell’illusione. Inefficace fu il coordinamento delle rsu esternalizzate a livello nazionale, dissoltosi poco dopo esser stato istituito. Così come fu inconsistente l’“assemblea-conferenza” sulle esternalizzazioni organizzata da cgil, cisl e uil in via Rieti a Roma, in cui partì la proposta (rimasta tale) anche per abrogare l’articolo 32 del dlgs. 276/03, più altre proposte per emendamenti sul tema, … rimaste anch’esse tali.

A “babbo morto” come si suol dire, ora c’è un rigurgito tutelare nei confronti dello sparuto gruppo di ex Telecom, ex TNT, ex Ceva, ex “superstiti” ed ex lavoratori.

Chiediamoci perché, questi alti dirigenti sindacali, non si sono mossi con iniziative analoghe quando, (tanto per citare solo gli ultimi casi) nel luglio dell’anno scorso, una decina di lavoratori e lavoratrici di Prelios Property (ex Pirelli & C. Real Estate Property Management preposti alla gestione patrimonio Telecom) sono stati licenziati nel silenzio più assordante. E perché non si sono mossi quando, pochi mesi dopo, Accenture HRS chiuse tre sedi e licenziò 31 persone!

Probabilmente perché la risposta risiede in un’unica parola: Cassazione!

L’8 aprile del 2011 la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 8066 mette una pietra tombale sulla cessione a TNT Logistics perché … non si trattò di un trasferimento di ramo d’azienda, quanto piuttosto dello smembramento di un “unico servizio” [sic]. Un precedente molto scomodo sia per Telecom che per il sindacato che inizialmente contrastò le iniziative dei lavoratori in causa per un “diritto di prelazione” sulle tutele. Tuttavia, con questa sentenza definitiva, si è venuto a creare l’orientamento giurisprudenziale per le cause in corso.

Essendo la cessione illecita, tutti i lavoratori si trovano ad operare in una società inesistente, fuori legge che, essendosi dissolta con la forza della verità, come tali hanno potenzialmente riacquisito la dipendenza da Telecom Italia, anzi … non l’hanno mai persa.

I lavoratori e le lavoratrici hanno vinto 33 cause in primo grado di giudizio contro Telecom e TNT Log., solo 4 le vittorie delle controparti. Ma anche queste ultime 4 sono state in parte riformate dalle sentenze di secondo grado, che vedono vittoriosi ancora una volta i lavoratori con 16 sentenze a loro favore contro 2.

Ciò significa che saranno decine le sentenze di Cassazione che via via sbocceranno finché qualcuno, in qualche modo, non tenterà di arginarle per evitare che i lavoratori vittoriosi debbano essere reintegrati in Telecom e riacquistare tutto quello che nel corso dei numerosi anni di “esilio” hanno perso, sia dal punto di vista economico che dei benefit.

La mobilitazione dei vertici sindacali tuttavia potrebbe prospettare la possibilità di un altro scenario, molto sconveniente per le persone in causa: il reintegro in Telecom (o compartecipata) attraverso un accordo sindacale. I termini e le modalità sarebbero ovviamente molto distanti dalle pretese di giustizia sostenute dai lavoratori vittoriosi ai quali spetterebbero di diritto poiché dovrebbe essere congegnato per accontentare un po’ tutti: altri lavoratori, i collaborazionisti, gli abulici, ma soprattutto i “colpevoli” principali di questa forma mascherata di licenziamento collettivo temporizzato (quelli dell’accordo del 2000, tanto per intenderci) i quali, innanzitutto, dovrebbero chiedere scusa ai lavoratori.

Se, per ipotesi, questi dovessero essere i termini, Telecom riuscirebbe a contenere gli esborsi milionari cui dovrebbe far fronte. In più, potrebbe riconfigurare al ribasso gli inquadramenti (come avvenuto in Tils) e trattare i suoi “reduci” come nuovi assunti ed imporre restrizioni sulle garanzie occupazionali (sempre come in Tils) e prenotare nuovi posti sulla giostra della precarietà.

Il sindacato invece, riuscirebbe ad accaparrarsi il merito dell’eventuale “successo” (per chi ci vorrà credere). Un po’ come fece nel caso Imser-Telemaco (Com. 26.10.2005). In verità allora furono riassunti in Telecom solo i 46 lavoratori che vinsero una delle prime cause sulle esternalizzazioni, patrocinati da un avvocato romano, tra l’altro simpatizzante dei Cobas.

Ma se veramente fosse questo uno degli scenari possibili, allora è opportuno che ogni lavoratore vittorioso finisca con chi ha cominciato, cioè con gli avvocati; rimanendo ben distante, in questo frangente, da coloro che non ci furono per troppo tempo, per comparire solo ora e col rischio di essere nuovamente “consigliati male”.

stefano torcellan

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Com. OOSS: CEVA-TELECOM rich tavolo presso MiSE

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