Telecom Italia costretta per l’ennesima volta a pagare gli stipendi ai lavoratori in causa [di Stefano Torcellan]

20 febbraio 2012
By admin

Già con una vittoria in primo grado di giudizio, un lavoratore esternalizzato in causa con Telecom Italia spa (ad esempio) ritorna ad essere per la Legge “provvisoriamente” dipendente di quest’ultima azienda.

Se percepisce lo stipendio dalla Newco in cui si è trovato a dover lavorare per effetto di una cessione di ramo d’azienda impropria, di cui vi sia una sentenza di nullità, il lavoratore, se lo ritiene,  ha due possibilità per essere remunerato per quello che ha perduto uscendo coattamente dall’azienda madre.

La prima attraverso un Decreto ingiuntivo (Ding) con cui si richiede al giudice la differenza (aliunde perceptum) tra quanto avrebbe percepito presso la società di origine (es.: Telecom Italia) e quello che invece ha effettivamemnte percepito nella Newco.

Oppure, dal momento che in ogni sentenza esecutiva, il Giudice impartisce l’ordine di reintegrare il lavoratore vittorioso e di stipendiarlo secondo l’inquadramento ex ante, cioè come se non fosse mai uscito dalla società che l’ha espulso, il ricorrente può pretendere di percepire lo stipendio dall’azienda perdente qualora, quest’ultima, non onori le disposizioni esecutive del Tribunale di reintegro del lavoratore. Purtroppo, non essendoci “coercizione” fino al terzo grado di giudizio, il ricorrente (come quasi sempre avviene)  può infischiarsene delle disposizioni dei Giudici.

Se il lavoratore, nel frattempo, ha manifestato per iscrittto (tramite raccomadata A.R.) la volontà di riprendere servizio e questa sua legittima richiesta cade nel vuoto, allora può, sempre attraverso Ding, ottenere che il Giudice “penalizzi” il silenzio della società perdente affinché gli riconosca periodicamente gli stipendi “mancati”. Questo a prescindere da altri eventuali introiti, intesi come necessità contingenti e pertanto esenti dall’applicazione anche dell’aliunde perceptum.

Quando il Giudice ingiunge alla società di pagare, essa dovrà farlo, pena pignoramenti, fino al raggiungimento della cifra esposta. Successivamente la società ricorrerà per contestare la decisione del Giudice. Se vincerà nella causa che si avvierà ad hoc, il lavoratore dovrà restituire tutto quanto gli fu dato, interessi compresi (dovrà recuperare anche le tasse pagate sugli importi decisi da sentenza).

Se invece la società perderà, come nelle sentenze che alleghiamo, in cui è coinvolta Telecom Italia, allora il lavoratore quei soldi potrà trattenerli e magari brindare con amici e parenti fino alla decisione della Cassazione ♦

stefano torcellan

20 febbraio 2011

SENTENZE:

Ingiunzione Pagamento e Rigetto ricorso TI sent3704 NA7feb2012

Rigetto ricorso TI sent4763 NA 14feb2012

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One Response to Telecom Italia costretta per l’ennesima volta a pagare gli stipendi ai lavoratori in causa [di Stefano Torcellan]

  1. luca on 11 marzo 2012 at 00:50

    Per la ripetibilità degli oneri previdenziali/assicurativi/fiscali presso i rispettivi istituti (a cura del datore), e contestuale restituzione (a carico del lavoratore) degli importi ottenuti per effetto di una sentenza provvisoria (poi ribaltata) AL NETTO E NON AL LORDO, forse può interessare quest’articolo:

    http://www.studiogalleano.it/Restituzione_lordo_Illegitimita.htm

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